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Valutare e gestire i rischi di trasferta nelle PMI

L’eccellenza dell’imprenditoria italiana vanta da sempre una forte presenza nei mercati esteri in molti settori, e sono soprattutto le PMI, la spina dorsale del nostro Paese, a contribuire significativamente allo sviluppo economico, tecnologico e sociale. Esse sono il fulcro delle catene globali del valore e rappresentano un asset fondamentale per la diffusione e l’affermazione del Made in Italy nel mondo. Le PMI italiane realizzano all’estero circa un terzo del proprio fatturato e contribuiscono a circa il 48% dell’export nazionale. Il processo di internazionalizzazione non è quindi solo un canale di sviluppo, ma un elemento cruciale per rafforzare la competitività e stabilizzare il percorso di crescita dell’imprenditoria italiana. 


L’approccio delle PMI alla sicurezza delle trasferta

Per tutte queste aziende che operano a livello internazionale e che quindi hanno dipendenti che per vari motivi effettuano viaggi di lavoro, la gestione del rischio nelle trasferte aziendali è oggi quanto mai un tema critico. Questo non soltanto per il fatto che la sicurezza dei lavoratori in trasferta costituisce un preciso dovere giuridico in capo al Datore di Lavoro:  ogni viaggio comporta infatti una serie di rischi (naturali, criminali, sanitari, accidentali, sociali, informatici) che non possono essere trascurati e che non possono essere trattati con un approccio “a silos”, poiché un evento imprevisto ha ripercussioni sull’intera organizzazione.


Dal costante dialogo e confronto che come Scuola Internazionale Etica & Sicurezza abbiamo con le diverse realtà aziendali italiane - dalla multinazionale alla piccola-media impresa - osserviamo, in generale, una scarsa consapevolezza su questi temi: molte aziende, in particolare le PMI, tendono a focalizzarsi esclusivamente su aspetti tecnici e normativi, come la valutazione sanitaria o l'adempimento di obblighi contrattuali. Questo approccio, sebbene necessario, risulta spesso parziale e non consente di affrontare in modo adeguato i rischi complessi e dinamici legati alle trasferte di lavoro.



Quali conseguenze negative in assenza di un sistema di gestione del rischio trasferta?

Un’organizzazione priva di un sistema di procedure e strumenti per gestire i rischi di viaggio del personale si espone a diverse possibili conseguenze negative, specialmente in caso di evento negativo / lesivo, come:

  • Responsabilità penali e civili per Datore di Lavoro, responsabili sicurezza, ecc.

  • c.d. "Responsabilità penale d’impresa" (d.lgs. 231/2001).

  • Danni economici (costi per servizi/assets emergenza, risarcimenti, spese legali, ecc.).

  • Danni reputazionali.

  • Interruzione/sospensione operazioni e business continuity.

  • Responsabilità etica/morale.


Tuttavia, le aziende, soprattutto le PMI, sono spesso restie nell’investire in sicurezza delle trasferte, per vari motivi: la vedono come un costo, pensano sia troppo complesso, non sono ben informate su quello che dovrebbero fare oppure, semplicemente, non sanno come farlo. 


Come valutare e gestire i rischi? E quale modello adottare?

Ci viene in aiuto il Travel Risk Management (UNI ISO 31030:2021), ossia il processo aziendale necessario ad anticipare, prevenire e gestire i rischi che i viaggiatori potrebbero incontrare in trasferta. Esso è applicabile a qualsiasi tipo di organizzazione e si concretizza nella costruzione di una metodologia proprietaria di valutazione e gestione integrata del rischio che consente di passare da un approccio reattivo a uno preventivo.


Anche le PMI italiane possono trarre beneficio dall'adozione di questo standard e queste sono alcune tra le principali opportunità derivanti dall’implementazione di un sistema di Travel Risk Management: 

  1. Tutela del personale e diffusione di un senso di cura e attenzione;

  2. Protezione dell'organizzazione da potenziali perdite, responsabilità, danni reputazionali o interruzioni delle attività;

  3. Gestione efficace di rischi e incidenti di viaggio;

  4. Capacità di prendere decisioni sui viaggi in base a elementi oggettivi;

  5. Superare eventuali audit di terza parte per certificazioni, assicurazioni, ecc.

  6. Tutelare l’azienda da possibili conseguenze legali, economiche e operative di una gestione errata di tali rischi.



Oltre la conformità: la sicurezza come vantaggio competitivo

A fronte dei numerosi vantaggi, la sfida principale resta la diffusione di una cultura della prevenzione che superi la visione limitata alla sola conformità normativa. Investire in formazione, strumenti di monitoraggio e protocolli di gestione del rischio trasferta significa dotarsi di un vantaggio competitivo, dimostrando un impegno concreto verso il benessere e la sicurezza dei propri dipendenti. Il Travel Risk Management non è solo una necessità, ma può essere è un elemento chiave per garantire la sostenibilità e la competitività di tutte le aziende italiane nel mercato globale in un momento storico caratterizzato da nuovi scenari di rischio, relazioni internazionali frantumate e tensioni crescenti.

 
 
 

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